Makima
L’influenza occulta di Makima negli equilibri di Chainsaw Man
Makima non è semplicemente un’antagonista: è una forza sistemica travestita da mentore. La sua pericolosità risiede nell’ambiguità programmatica, nella capacità di costruire relazioni fondate sull’illusione del legame affettivo per poi smontarle con una precisione chirurgica. Nell’universo di Tatsuki Fujimoto, incarna il principio che il potere più insidioso non è quello che minaccia apertamente, ma quello che si fa desiderare. La sua natura di Diavolo del Controllo non è un colpo di scena tardivo: è la chiave di lettura di ogni sua interazione, di ogni sorriso calibrato, di ogni silenzio pesato come una sentenza.
La voce italiana di Makima: la prova di Benedetta Ponticelli
Al leggio, Benedetta Ponticelli costruisce per Makima una presenza vocale che si muove su una frequenza raramente esplorata nel doppiaggio italiano dell’animazione: la minaccia espressa attraverso la calma. La sua recitazione rifugge l’enfasi, puntando su un timbro levigato e controllato che rende ogni battuta del personaggio ambivalente, sospesa tra la promessa e la trappola. Noto al pubblico per le interpretazioni di Lara Croft nella trilogia reboot di Tomb Raider, dove aveva già dimostrato una capacità di bilanciare determinazione e fragilità con misura cinematografica, e di Sylvie Brett in Chicago Fire, dove l’urgenza emotiva era tenuta a freno da una recitazione asciutta e precisa, Ponticelli condensa queste esperienze in una caratterizzazione fredda e affascinante al tempo stesso. Nel confronto con la seiyu giapponese Tomori Kusunoki, che nell’originale costruisce il personaggio su una dolcezza quasi infantile capace di virare senza preavviso verso il gelo, la prova italiana sceglie una via più cinematografica: meno bambina, più predatrice consapevole.