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Doppiatori Italiani Più Famosi: Le 10 Voci Più Riconoscibili del Cinema, da Luca Ward ad Angelo Maggi

Chiudete gli occhi e pensate a Massimo Decimo Meridio. Quella voce che sentite nella testa non appartiene a Russell Crowe. In Italia il cinema americano parla con un accento tutto nostro, costruito in sala di doppiaggio da professionisti che per decenni hanno lavorato nell’ombra mentre i loro timbri entravano nelle case di milioni di spettatori. Questa classifica raccoglie i doppiatori italiani più famosi, quelli che il pubblico riconosce alla prima sillaba anche senza conoscerne il volto: voci che hanno accompagnato Pacino e De Niro, Tom Cruise e Julia Roberts, e che in più di un caso hanno finito per cambiare il modo in cui ricordiamo un film. Si parte, inevitabilmente, dall’arena.

Chi Doppia Russell Crowe? Luca Ward e il Gladiatore

Ward aveva già doppiato Crowe in L.A. Confidential, ma la svolta arrivò con il film di Ridley Scott: i provini aperti a mezza Italia, e la scelta finale fatta dallo stesso attore neozelandese: secondo il racconto del doppiatore, Crowe lo preferì perché, a suo dire, recitava come lui.

Luca Ward, nato a Ostia e autodidatta dichiarato, non ha mai frequentato un’accademia. Eppure il suo curriculum sembra una cineteca di culto: Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, Keanu Reeves nella trilogia di Matrix e nella saga di John Wick, Pierce Brosnan in quattro capitoli di James Bond, Hugh Grant nel Diario di Bridget Jones e Brandon Lee in Il Corvo. Nell’animazione Disney è il Dr. Facilier della Principessa e il ranocchio.

Il timbro di Ward funziona sui personaggi che non hanno bisogno di alzare la voce per comandare. Venticinque anni dopo, “Al mio segnale scatenate l’inferno” appartiene più a lui che al copione originale.

Giancarlo Giannini: L’Uomo che Stupì Kubrick

Un attore candidato all’Oscar per Pasqualino Settebellezze, diplomato all’Accademia Silvio D’Amico in due anni anziché tre, che trova il tempo di diventare anche uno dei doppiatori più richiesti del Paese. La storia di Giannini ha qualcosa di improbabile.

Dal 1995 è la voce ufficiale di Al Pacino, dopo anni in cui si era alternato con Ferruccio Amendola sullo stesso attore, e sua è la voce del colonnello cieco di Scent of a Woman e del diavolo in persona nell’Avvocato del diavolo. Per Jack Nicholson ha firmato due interpretazioni che il pubblico italiano non dimentica: Jack Torrance in Shining, lavoro che gli valse i complimenti di Stanley Kubrick, e il Joker del Batman di Tim Burton, diretto da Mario Maldesi. Nell’animazione, invece, è il burbero Carl Fredricksen di Up.

La dinastia continua: il figlio Adriano ha poi doppiato il Joker di Heath Ledger e quello di Joaquin Phoenix. Tre Joker, due generazioni, una sola famiglia.

Ferruccio Amendola, la Voce di De Niro, Pacino e Stallone

“Sei solo chiacchiere e distintivo.” Basta una frase de Gli intoccabili per capire quanto Ferruccio Amendola abbia plasmato l’immaginario italiano. Nato a Torino nel 1930, aveva esordito nel doppiaggio da ragazzino con Roma città aperta di Rossellini, per poi dedicarsi quasi esclusivamente alla sala di doppiaggio dal 1968.

Quell’anno doppiò per la prima volta Robert De Niro, e non lo lasciò più fino alla morte, avvenuta il 3 settembre 2001. Nel frattempo era diventato la voce italiana di Dustin Hoffman, da Kramer contro Kramer a Rain Man, di Sylvester Stallone in Rambo e nei Rocky successivi al primo, di Al Pacino in Scarface e di Tomas Milian nei panni di er Monnezza. Curiosità: con Stallone, a differenza degli altri, non si incontrò mai.

Dopo la sua scomparsa, De Niro è passato definitivamente a Stefano De Sando, che lo aveva già doppiato in Mission nel 1986 e che oggi è anche la voce di James Gandolfini e John Goodman.

Roberto Chevalier e i Trent’Anni con Tom Cruise

A nove anni era Lucky nella Carica dei 101. A trentaquattro, nel 1986, entrò in sala per doppiare un giovane pilota di Top Gun, e da lì cominciò un sodalizio lungo oltre trentacinque film.

Roberto Chevalier è la voce italiana di Tom Cruise quasi per antonomasia, ma è anche uno degli interpreti storici di Tom Hanks, per il quale nel 2006 ha vinto il Leggio d’Oro con Il Codice da Vinci. Nel suo percorso ci sono Andy Garcia, John Travolta, Dennis Quaid e Kurt Russell, oltre a due Nastri d’Argento: nel 1990 per Talk Radio di Oliver Stone e nel 2000 proprio per Cruise in Magnolia.

Ha raccontato che quando Universal gli tolse Cruise per un film arrivarono migliaia di lettere di protesta. Poche prove dimostrano meglio quanto un pubblico possa affezionarsi a un timbro.

George Clooney e Denzel Washington: La Doppia Vita di Francesco Pannofino

Un regista televisivo sull’orlo di una crisi di nervi, circondato da incompetenti. Per molti italiani Francesco Pannofino resta prima di tutto René Ferretti della serie Boris. Ma chi lo sente al cinema lo riconosce su due dei volti più eleganti di Hollywood.

Pannofino, nato a Pieve di Teco nel 1958, è la voce principale di George Clooney, dalla trilogia di Ocean’s ai film dei fratelli Coen, e di Denzel Washington in Malcolm X, Philadelphia e nella saga di The Equalizer. I fan di Harry Potter lo conoscono come Hagrid, gli spettatori televisivi come Gil Grissom in CSI. Nel 1994 fu anche la voce di Tom Hanks in Forrest Gump.

Ha una qualità rara: suona ironico anche quando la battuta è seria, e sui personaggi di Clooney quella sfumatura è metà del lavoro.

Cristina Boraschi, per Sempre Pretty Woman

Laureata in Storia del Cinema con Mario Verdone come relatore, assistente al doppiaggio prima ancora che doppiatrice, Cristina Boraschi arrivò al leggio quasi di traverso. Dal 1985 si dedicò alla voce a tempo pieno, e cinque anni dopo un film con Richard Gere cambiò tutto.

Pretty Woman la legò a Julia Roberts per il resto della carriera: Il matrimonio del mio migliore amico, Erin Brockovich, Ocean’s Eleven. Nel frattempo ha doppiato Sandra Bullock, Meg Ryan, Gwyneth Paltrow e la protagonista di Ally McBeal.

Emanuela Rossi e le Donne di Hollywood

Elvira Hancock in Scarface ha una voce delicata che si incrina man mano che il personaggio precipita. Quella voce è di Emanuela Rossi, romana, attiva nel doppiaggio fin dagli anni Settanta e voce ufficiale di Michelle Pfeiffer in oltre venti film e di Emma Thompson.

Il suo nome ricorre in un numero sorprendente di cult: Carrie-Anne Moss in Matrix, Robin Wright in Forrest Gump, Sean Young in Blade Runner. Fa parte di una famiglia che è quasi una scuola del doppiaggio, con i fratelli Massimo e Riccardo Rossi, ed è sposata con Francesco Pannofino.

Chi Doppia Aragorn? Pino Insegno

Comico di formazione teatrale con la Premiata Ditta, conduttore di Reazione a catena, e contemporaneamente il re di Gondor. La carriera di Pino Insegno tiene insieme mondi che raramente si sfiorano.

In sala è la voce principale di Will Ferrell, da Elf in avanti, e di Viggo Mortensen nella trilogia del Signore degli Anelli. Ha doppiato Sacha Baron Cohen nei panni di Borat, Jamie Foxx in Ray e Django Unchained, e Liev Schreiber, il Sabretooth di X-Men le origini: Wolverine. Nell’animazione è Diego, la tigre dell’Era glaciale, e Stan Smith in American Dad.

Fabrizio Pucci e gli Artigli di Wolverine

Ventiquattro anni di artigli in adamantio, dal primo X-Men fino a Deadpool & Wolverine. Fabrizio Pucci, romano classe 1957, è la voce italiana di Hugh Jackman nella saga mutante, un legame talmente solido che per il pubblico italiano Logan suona soltanto così.

Oltre a Jackman ha doppiato Russell Crowe e Brendan Fraser in diverse occasioni, e nell’animazione per adulti è il protagonista di BoJack Horseman. Ha raccontato che, a sorpresa, il film di Jackman che ha preferito doppiare non è un cinecomic ma Kate & Leopold.

Angelo Maggi: Tom Hanks, Iron Man e uno Sceriffo di Pezza

L’ultimo nome della lista chiude un cerchio. Angelo Maggi, romano classe 1955, è oggi la voce di riferimento di Tom Hanks, da Cast Away a Il ponte delle spie, ed è Tony Stark in tutto il Marvel Cinematic Universe. Nella trilogia del Cavaliere oscuro di Nolan è il commissario Gordon.

Dal 2019 è anche Woody nella saga di Toy Story, ruolo ereditato dopo la scomparsa di Fabrizio Frizzi e confermato nel quinto capitolo del 2026. Per molti bambini di oggi, la voce di Tom Hanks e quella del cowboy sono la stessa cosa. Stavolta davvero.

Perché le Voci del Doppiaggio Italiano Restano nella Memoria

C’è un dettaglio che emerge scorrendo questa classifica: lo stesso attore americano ha spesso avuto più voci italiane, e ognuna ha lasciato un segno diverso. Tom Hanks è passato per Chevalier, per Pannofino in Forrest Gump e per Maggi. Al Pacino si è diviso tra Amendola e Giannini. De Niro ha vissuto il passaggio da Amendola a De Sando come una piccola frattura collettiva per il pubblico.

Questo racconta qualcosa sul doppiaggio italiano che nei Paesi abituati ai sottotitoli non esiste. Qui il legame tra voce e volto diventa un’abitudine affettiva, e quando si spezza lo spettatore se ne accorge subito. Chevalier ha sempre sostenuto che cambiare doppiatore significa modificare la personalità di un attore agli occhi del pubblico, e le lettere di protesta ricevute gli danno ragione.

La scuola romana, che domina questa lista, ha costruito il proprio prestigio su una regola semplice: prima si impara a recitare, poi si impara a sincronizzare. Giannini, Ward, Insegno e Pannofino sono attori a tutti gli effetti, e si sente.

Voci che non Hanno Bisogno di un Volto

Nessuno di questi professionisti è diventato famoso per la propria faccia. Eppure, se Luca Ward entra in una stanza e dice una frase qualunque, qualcuno si gira convinto di avere davanti un gladiatore.

La prossima volta che rivedete un classico, provate a spegnere lo schermo per un minuto e ad ascoltare soltanto. Vi accorgerete di quanto del personaggio che amate sia stato costruito in una sala buia di Roma o Milano, da qualcuno che il pubblico non ha mai visto in faccia ma riconosce da sempre.

Davide Moretti

Caporedattore & Responsabile Editoriale Competenze: Doppiaggio Italiano, Localizzazione Videogiochi, Cinema d'Autore, Serie TV & Anime Qualifiche: Laurea Magistrale in Cinema e Media… More »

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