Mauro Gravina
La voce italiana di Peter Dinklage: da Tyrion Lannister a Cyrano
Pochi sodalizi nella storia del doppiaggio italiano raggiungono la profondità e la varietà espressiva di quello tra Mauro Gravina e Peter Dinklage. Gravina prende in carico la voce italiana dell’attore americano in almeno dodici produzioni, ma è Tyrion Lannister in Il Trono di Spade a segnare il punto di massima tensione interpretativa: Gravina entra nel personaggio alle stagioni 5-8, il momento in cui il nano Lannister attraversa la parabola più oscura della serie, e costruisce un registro fatto di ironia tagliente che cede progressivamente alla stanchezza e al cinismo. Il timbro si abbassa, il ritmo rallenta, la battuta diventa più pesante. Nel 2021 arriva Cyrano, adattamento musicale della pièce di Rostand, dove Dinklage interpreta il poeta-spadaccino con una densità emotiva notevole: Gravina sostiene qui sequenze cantate e dialogo versificato, misurando il volume e la prosodia sull’adattamento musicale italiano. Con Hunger Games – La ballata dell’usignolo e del serpente (2023) restituisce il Casca Highbottom di Dinklage con un’aridità algida che si distacca nettamente dal sarcasmo di Tyrion. Nel 2024 è il Dott. Dillamond in Wicked: Parte I e Harry Friendly nell’irriverente Unfrosted di Jerry Seinfeld. Il sodalizio prosegue nel 2025 con Dexter: Resurrection, dove Gravina veste i panni del misterioso Leon Prater. La tenuta vocale su un ventaglio così ampio di registri, dall’epica fantasy alla commedia satirica fino al dramma storico, è la misura più chiara della caratura di questo lavoro.
Il doppiatore di Kyle MacLachlan: dalla serialità televisiva al Papà di Riley in Inside Out
Il sodalizio con Kyle MacLachlan si distingue per continuità e per la capacità di Gravina di ridefinire ogni volta lo stesso attore in contesti radicalmente diversi. Dall’agente speciale Jesse Marcel nel film tv Roswell (1994) alla serie poliziesca Confess, Fletch (2022), il punto di convergenza più popolare è però la saga Pixar. In Inside Out (2015), in Inside Out 2 (2024) e nello spin-off Dream Productions, Gravina doppia il Papà di Riley con un calore contenuto, leggermente impacciato, che rende credibile l’adulto affettuoso ma spesso fuori fuoco emotivo rispetto alla figlia protagonista. È un ruolo che richiede naturalezza e misura, senza punte drammatiche, gestito con una precisione quasi invisibile. A queste si aggiunge l’episodio di Star Wars: Young Jedi Adventures (2023), in cui MacLachlan compare come il villain Draiven Bosh: un timbro opposto a quello del Papà di Riley, più duro e distaccato. La capacità di passare dall’animazione per famiglie alla serialità di genere, mantenendo ogni volta la coerenza timbrica con l’originale, è una delle costanti che definiscono il lavoro di Gravina su MacLachlan.
Gli anni Ottanta: Tom Cruise, Dan Aykroyd, Jim Carrey e Walter Koenig
La fase di consolidamento di Gravina coincide con un decennio in cui il doppiaggio italiano gestisce una generazione di divi hollywoodiani in ascesa rapidissima. Gravina si trova al leggio per Tom Cruise in tre titoli consecutivi: il cadetto Shawn in Taps – Squilli di rivolta (1981), il giovane biliardista Vincent Lauria ne Il colore dei soldi (1986) di Scorsese, e il barman Brian Flanagan di Cocktail (1988). Tre incarnazioni diverse della stessa energia giovanile, rese senza appiattirne la progressione. Con Dan Aykroyd copre un territorio altrettanto preciso: Louis Winthorpe III in Una poltrona per due (1983), Art Weber in Indiana Jones e il tempio maledetto (1984) e Herb in Tutto in una notte (1985). Sul fronte della commedia, presta la voce a Jim Carrey in tre film della sua fase preholywoodiana, tra cui il Lane Biddlecoff de Il treno più pazzo del mondo (1984), ben prima che Carrey diventasse la star che è. Completamente diverso per registro è il lavoro su Walter Koenig nei tre film cinematografici di Star Trek, dal 1982 al 1991: il Comandante Pavel Chekov richiede un accento lievemente stranierizzante e un piglio da ufficiale di marina spaziale, mantenuto coerente attraverso tre pellicole prodotte in quasi dieci anni.
La voce di Visione nel Marvel Cinematic Universe
Il capitolo Marvel di Gravina si concentra interamente su Paul Bettany e sul suo personaggio più complesso. Gravina doppia Visione in Avengers: Infinity War (2018), in WandaVision (2020) e in What If…? (2021): tre produzioni che declinano lo stesso androide sintetico in stati radicalmente diversi, dalla pienezza emotiva del personaggio alla sua condizione di esistenza alterata nella serie evento Disney+. WandaVision è la prova più impegnativa: il personaggio attraversa generi televisivi differenti episodio per episodio, passando dalla sitcom anni Cinquanta al dramma contemporaneo, e Gravina adatta tono, ritmo e dizione a ogni cambio di registro senza perdere la riconoscibilità del personaggio. La voce di Bettany ha una qualità sospesa, quasi non umana pur nella sua morbidezza, restituita con un controllo timbrico che non eccede mai nel patetico.
Un catalogo senza confini: da Andy GarcÃa a Matt Dillon, da John Turturro a David Tennant
L’ampiezza del lavoro di Gravina emerge chiaramente dai sodalizi meno numerosi ma altrettanto significativi per la qualità degli interpreti coinvolti. Con Andy GarcÃa copre quattro titoli tra il 1989 e il 2002, incluso il detective Raymond Avila di Affari sporchi (1990) e Charlie Vincent in Black Rain di Ridley Scott (1989), dove il personaggio di GarcÃa è il contraltare morale di Michael Douglas. Con Matt Dillon affronta tre film in epoche diverse: dal Bob Hughes tossico di Drugstore Cowboy (1989) al killer Jonathan Corliss di Un bacio prima di morire (1991). John Turturro compare due volte nel catalogo, con il Paulie Carbone di Jungle Fever (1991) di Spike Lee. Nel settore delle serie britanniche, il sodalizio con David Tennant in Criminal: Regno Unito (2019) vale come esempio di come Gravina gestisca il registro del thriller psicologico: il Dott. Edgar Fallon è costruito sulla tensione trattenuta, e la voce deve contenere la minaccia senza esplicitarla. Con Brian d’Arcy James percorre tre titoli giornalistici e drammatici, incluso Matt Carroll ne Il caso Spotlight (2015) di Tom McCarthy. Il catalogo include anche i tre film della saga Star Trek già citati per Koenig, le serie animate Hanna-Barbera degli anni Sessanta, tra cui Wacky Races e Frankenstein Jr., e nei crediti più recenti Mickey 17 di Bong Joon-ho (2025) con Steve Park nel ruolo di Zeke. Una carriera che abbraccia decenni di produzione audiovisiva, con una capacità di adattamento che rimane la sua cifra più riconoscibile.
Doppiaggi di Mauro Gravina
Serie TV
SERIE TV (Animazione)
Film
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